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Mandela Day 2014

Oggi 18 luglio, compleanno di Madiba, ogni sudafricano è chiamato a fare qualcosa di utile e bello per la sua nazione. E tu cosa farai oggi per rendere più aperto, ospitale, pulito, giusto, vero, bello etc....il tuo paese??!!

FREE YOURSELF, FREE OTHERS, SERVE EVERY DAY.   Clicca qui per scoprire meglio cos'è!

Nadine Gordimer

Una grande donna, una grande scrittrice. Più ancora che per i romanzi letti in gioventù, la ricordo come la prima donna bianca ad aver criticato e sfidato apertamente il regime di apartheid, aprendo strade nuove nella lotta del popolo sudafricano.

E' stata ricordata in questi giorni dai media sudafricani come la coscienza letteraria del paese. Una coscienza che, è giusto ricordarlo, non ha smesso di funzionare e farsi sentire anche nei ultimi tempi quando ha criticato giustamente gli esponenti della politica e della società sudafricana attuale, i quali, raggiunta la libertà e la democrazia con l'opera di Mandela, hanno portato avanti in modo blando e inadeguato l riforme necessarie al paese, specialmente riguardo a corruzione, lavoro e clima di violenza.

Speriamo che la voce di Nadine continui a scuotere la coscienza di questo paese. Ecco una interessante recente intervista, riproposta in questi giorni sulle colonne de La Stampa (clicca qui).

 

 

Refugee Day 2014

Refugee Day 2014 a Lawrence House

Il 20 giugno è la Giornata mondiale dei Rifugiati, realtà molto presente in Sudafrica specialmente nelle Comunità e nei Centri dove operano i Padri Scalabriniani. In particolare a Lawrence House le storie dei ragazzi ospitati sono quasi sempre storie di famiglie rifugiate.

Nella bella presentazione della Giornata preparata dai ragazzi, c'è stato spazio anche per questa poesia di Fred Babu, originario del Rwanda, e per la testimonianza del giovane Tommy, venuto col papà e il fratello dal Congo. Li ringrazio per avermi dato la possibilità di condividerle sul sito. 

 

Lost landed person  (Fred Babu Nshumbusho, Rwanda)

I come from a far away land
Where bread is fought for amongst a family
And everyone wants power.

I come from a far away land
Where children cannot go to school
There you are told what to believe
And even young boys must grow beards

I come from a far away land
a land, I no longer recognise
And the people I once knew
Are not there now. 

Nobody is safe
We can all be refugees
We can all be told to go,
We can be hated by someone
For being someone. 

I come from a far away land
Where the lakes and rivers flood each year
And every bad weather tells us
That we must keep moving on

I am told I have no country now
I am told I am a lie
I am told that modern history books
May forget my name. 

We can all be refugees
Sometimes it only takes a day,
Sometimes it only takes a handshake
Or a paper that is signed.
We all came from refugees
 
 
Uno che ha perso la sua terra (Fred Babu Nshumbusho, Rwanda)
 
Vengo da una terra lontana
Dove il pane è conteso anche in famiglia
E tutti vogliono il potere.
 
Vengo da una terra lontana
Dove i bambini non possono andare a scuola
Dove ti viene detto che cosa credere
E anche ai ragazzi deve crescere la barba presto.
 
Vengo da una terra lontana
una terra che ormai non riconosco più
E le persone che una volta conoscevo
Adesso non ci sono più.
 
Nessuno è al sicuro
Tutti possiamo essere rifugiati
A ciascuno potrebbero dirci di andarcene,
Possiamo essere odiati da qualcuno
Per essere qualcuno.
 
Vengo da una terra lontana
Dove i laghi e i fiumi esondano ogni anno
E ogni maltempo ci ricorda
Che dobbiamo continuare a muoverci.
 
Mi è stato detto ora non ho paese
Mi hanno detto che io sono una bugia
Mi è stato detto che libri di storia moderna
si dimenticheranno il mio nome.
 
Possiamo essere tutti rifugiati
A volte ci vuole solo un giorno,
A volte basta solo una stretta di mano
O un documento che viene firmato.
Siamo tutti rifugiati.

 

My Refugee story 

I came to South Africa at a very young age. My father wanted to see me because he left and came to South Africa when I was a year and 6months old. My father asked his brother (my uncle) to bring my brother and I to South Africa. When I heard that, I was happy and sad, I was going to see my dad for the first time, that’s what made me happy. I was sad because my father divorced my mother and left her, just imagine what it would do to her if she heard that her two sons were leaving her, luckily my mother was a very kind woman and she let my father take us away from her. My uncle came and fetched us on an early Monday morning. We travelled for 6 to 7 months on a bakkie till we arrived in South Africa.

When I arrived in South Africa, my father stood in front of me but I did not know who he was. My father did not live in a big house at the time so he decided to put us in a refugee camp. He would visit us twice a week but not stay with us. When my father heard that people were mistreating us, he made arrangements for us to go and live with him. The owner of the house asked him to pay more money . My father didn’t have enough money so he called a social worker, the social worker brought us to Lawrence House a children’s home.

I came to Lawrence house in 2008, when I was 8 years old. I started school the following year. I was excited, I made new friends. When I got used to the school, things really started to offend me because I was a refugee, other children provoked me because I could not speak English and they called me ugly names that I disliked. I couldn’t speak English but when the exams begun, I was one of the smartest students in my class. By the time I got to grade 3 I received an award for the most hardworking student in the class, and 100% in all my learning areas including English.

Ever since I was a young boy I’ve always wanted to be an artist, nobody taught me how to draw. I’ve always wanted to write a bursary test, so that I could go to a good school and become as successful as my grandfather but my teacher told me that it was only for South Africans.

When I became a refugee in South Africa, it was not easy for me because I had hard times coping with some of them. They called me “amakwiri kwiri”. Now I am very proud to be a refugee and I have nothing to be ashamed nor afraid of to hide, because at the end of the day somehow people will have to know who you really are. 

(Tommy, Democratic Republic of Congo, ex Zaire)

 

La mia storia di rifugiato

Sono venuto a Sud Africa in giovanissima età. Mio padre voleva vedermi perché era partito e venuto in Sud Africa quando avevo un anno e sei mesi di età. Mio padre chiese a suo fratello (mio zio) per portare mio fratello ed io in Sud Africa. Quando ho sentito ciò, ero insieme felice e triste; stavo andando a vedere mio papà per la prima volta e questo mi rendeva felice. Ero triste perché mio padre divorziò da mia madre e la lasciò, provate solo a immaginare cosa poteva provare lei sentendosi dire che i suoi due figli stavano per lasciarla; per fortuna mia madre era una donna molto buona e lasciò che mio padre ci portasse lontano da lei. Mio zio venne e ci prese su un lunedi mattina presto. Abbiamo viaggiato per 6-7 mesi con un bakkie (camioncino basso da lavoro)  finché siamo arrivati in Sud Africa.

Quando sono arrivato in Sud Africa, mio padre stava in piedi di fronte a me, ma non sapevo quale fosse. Mio padre non viveva in una grande casa a quel tempo così decise di metterci in un campo profughi. Egli ci avrebbe visitato due volte a settimana, ma non sarebbe stato con noi. Quando mio padre seppe che la gente ci aveva maltrattato, si attivò per poterci portare a vivere con lui. Ma il padrone di casa gli chiese di pagare più soldi. Mio padre non aveva abbastanza soldi così chiamò l’assistente sociale e questi ci portò a Lawrence House, una casa per ragazzi.

Sono arrivato a Lawrence House nel 2008, quando avevo 8 anni. Ho iniziato la scuola l'anno successivo. Ero emozionato, ho fatto nuove amicizie. Quando cominciavo ad abituarmi alla scuola, alcune cose iniziarono davvero a farmi male perché ero un rifugiato, in quanto altri bambini mi provocavano perché non sapevo parlare inglese e mi chiamavano con nomi offensivi che non mi piacevano. Non riuscivo a parlare inglese, ma quando iniziarono gli esami, io ero uno degli studenti più intelligenti della mia classe. Col tempo ho raggiunto il grado 3° e ho ricevuto un premio come studente più laborioso della classe, e il 100% in tutte le mie aree di apprendimento, compreso l’inglese.

Fin da quando ero ragazzino ho sempre voluto essere un artista, ma nessuno mi ha mai insegnato a disegnare. Avrei sempre voluto provare un test per la borsa di studio, in modo da poter andare in una buona scuola e diventare un uomo di successo come mio nonno, ma il mio insegnante mi ha detto che era solo per i sudafricani.

Quando sono diventato un rifugiato in Sud Africa, non è stato facile per me perché ho passato tempi duri e ho dovuto affrontarli. Mi hanno chiamato anche "amakwiri kwiri". Ora sono molto orgoglioso di essere un rifugiato e non ho nulla di cui vergognarmi, né paura di nascondermi, perché in fine dei conti in qualche modo la gente deve sapere chi sei veramente.

(Tommy, Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire) 

20 giugno 2014 Refugee Day

Il 20 giugno è la Giornata mondiale dei Rifugiati, realtà molto presente in Sudafrica specialmente nelle Comunità e nei Centri dove operano i Padri Scalabriniani. In particolare a Lawrence House le storie dei ragazzi ospitati sono quasi sempre storie di famiglie rifugiate.

Nella bella presentazione della Giornata preparata dai ragazzi, c'è stato spazio anche per questa poesia di Fred Babu, originario del Rwanda, e per la testimonianza del giovane Tommy, venuto col papà e il fratello dal Congo. Li ringrazio per avermi dato la possibilità di condividerle sul sito. 

 

Lost landed person  (Fred Babu Nshumbusho, Rwanda)

I come from a far away land
Where bread is fought for amongst a family
And everyone wants power.

I come from a far away land
Where children cannot go to school
There you are told what to believe
And even young boys must grow beards

I come from a far away land
a land, I no longer recognise
And the people I once knew
Are not there now. 

Nobody is safe
We can all be refugees
We can all be told to go,
We can be hated by someone
For being someone. 

I come from a far away land
Where the lakes and rivers flood each year
And every bad weather tells us
That we must keep moving on

I am told I have no country now
I am told I am a lie
I am told that modern history books
May forget my name. 

We can all be refugees
Sometimes it only takes a day,
Sometimes it only takes a handshake
Or a paper that is signed.
We all came from refugees
 
 
Uno che ha perso la sua terra (Fred Babu Nshumbusho, Rwanda)
 
Vengo da una terra lontana
Dove il pane è conteso anche in famiglia
E tutti vogliono il potere.
 
Vengo da una terra lontana
Dove i bambini non possono andare a scuola
Dove ti viene detto che cosa credere
E anche ai ragazzi deve crescere la barba presto.
 
Vengo da una terra lontana
una terra che ormai non riconosco più
E le persone che una volta conoscevo
Adesso non ci sono più.
 
Nessuno è al sicuro
Tutti possiamo essere rifugiati
A ciascuno potrebbero dirci di andarcene,
Possiamo essere odiati da qualcuno
Per essere qualcuno.
 
Vengo da una terra lontana
Dove i laghi e i fiumi esondano ogni anno
E ogni maltempo ci ricorda
Che dobbiamo continuare a muoverci.
 
Mi è stato detto ora non ho paese
Mi hanno detto che io sono una bugia
Mi è stato detto che libri di storia moderna
si dimenticheranno il mio nome.
 
Possiamo essere tutti rifugiati
A volte ci vuole solo un giorno,
A volte basta solo una stretta di mano
O un documento che viene firmato.
Siamo tutti rifugiati.

 

My Refugee story 

I came to South Africa at a very young age. My father wanted to see me because he left and came to South Africa when I was a year and 6months old. My father asked his brother (my uncle) to bring my brother and I to South Africa. When I heard that, I was happy and sad, I was going to see my dad for the first time, that’s what made me happy. I was sad because my father divorced my mother and left her, just imagine what it would do to her if she heard that her two sons were leaving her, luckily my mother was a very kind woman and she let my father take us away from her. My uncle came and fetched us on an early Monday morning. We travelled for 6 to 7 months on a bakkie till we arrived in South Africa.

When I arrived in South Africa, my father stood in front of me but I did not know who he was. My father did not live in a big house at the time so he decided to put us in a refugee camp. He would visit us twice a week but not stay with us. When my father heard that people were mistreating us, he made arrangements for us to go and live with him. The owner of the house asked him to pay more money . My father didn’t have enough money so he called a social worker, the social worker brought us to Lawrence House a children’s home.

I came to Lawrence house in 2008, when I was 8 years old. I started school the following year. I was excited, I made new friends. When I got used to the school, things really started to offend me because I was a refugee, other children provoked me because I could not speak English and they called me ugly names that I disliked. I couldn’t speak English but when the exams begun, I was one of the smartest students in my class. By the time I got to grade 3 I received an award for the most hardworking student in the class, and 100% in all my learning areas including English.

Ever since I was a young boy I’ve always wanted to be an artist, nobody taught me how to draw. I’ve always wanted to write a bursary test, so that I could go to a good school and become as successful as my grandfather but my teacher told me that it was only for South Africans.

When I became a refugee in South Africa, it was not easy for me because I had hard times coping with some of them. They called me “amakwiri kwiri”. Now I am very proud to be a refugee and I have nothing to be ashamed nor afraid of to hide, because at the end of the day somehow people will have to know who you really are. 

 

La mia storia di rifugiato

Sono venuto a Sud Africa in giovanissima età. Mio padre voleva vedermi perché era partito e venuto in Sud Africa quando avevo un anno e sei mesi di età. Mio padre chiese a suo fratello (mio zio) per portare mio fratello ed io in Sud Africa. Quando ho sentito ciò, ero insieme felice e triste; stavo andando a vedere mio papà per la prima volta e questo mi rendeva felice. Ero triste perché mio padre divorziò da mia madre e la lasciò, provate solo a immaginare cosa poteva provare lei sentendosi dire che i suoi due figli stavano per lasciarla; per fortuna mia madre era una donna molto buona e lasciò che mio padre ci portasse lontano da lei. Mio zio venne e ci prese su un lunedi mattina presto. Abbiamo viaggiato per 6-7 mesi con un bakkie (camioncino basso da lavoro)  finché siamo arrivati in Sud Africa.

Quando sono arrivato in Sud Africa, mio padre stava in piedi di fronte a me, ma non sapevo quale fosse. Mio padre non viveva in una grande casa a quel tempo così decise di metterci in un campo profughi. Egli ci avrebbe visitato due volte a settimana, ma non sarebbe stato con noi. Quando mio padre seppe che la gente ci aveva maltrattato, si attivò per poterci portare a vivere con lui. Ma il padrone di casa gli chiese di pagare più soldi. Mio padre non aveva abbastanza soldi così chiamò l’assistente sociale e questi ci portò a Lawrence House, una casa per ragazzi.

Sono arrivato a Lawrence House nel 2008, quando avevo 8 anni. Ho iniziato la scuola l'anno successivo. Ero emozionato, ho fatto nuove amicizie. Quando cominciavo ad abituarmi alla scuola, alcune cose iniziarono davvero a farmi male perché ero un rifugiato, in quanto altri bambini mi provocavano perché non sapevo parlare inglese e mi chiamavano con nomi offensivi che non mi piacevano. Non riuscivo a parlare inglese, ma quando iniziarono gli esami, io ero uno degli studenti più intelligenti della mia classe. Col tempo ho raggiunto il grado 3° e ho ricevuto un premio come studente più laborioso della classe, e il 100% in tutte le mie aree di apprendimento, compreso l’inglese.

Fin da quando ero ragazzino ho sempre voluto essere un artista, ma nessuno mi ha mai insegnato a disegnare. Avrei sempre voluto provare un test per la borsa di studio, in modo da poter andare in una buona scuola e diventare un uomo di successo come mio nonno, ma il mio insegnante mi ha detto che era solo per i sudafricani.

Quando sono diventato un rifugiato in Sud Africa, non è stato facile per me perché ho passato tempi duri e ho dovuto affrontarli. Mi hanno chiamato anche "amakwiri kwiri". Ora sono molto orgoglioso di essere un rifugiato e non ho nulla di cui vergognarmi, né paura di nascondermi, perché in fine dei conti in qualche modo la gente deve sapere chi sei veramente.

 

 

Investire sui propri sogni

E' solo una pubblicità, ma come spesso accade è ben studiata, coinvolgente e piace, rimane in testa. Gira da qualche giorno in tv qua in Sudafrica e anche se la società che promuove non è certo filantropica (è una delle più note società di investimenti) tocca tasti significativi, come investire sul futuro, il vero valore del denaro o dell'impegno, realizzare i propri sogni...comunque merita perlomeno per il protagonista e la cover di "I want it all"!... 

 

Dal Sudafrica al Brasile

Sono iniziati i mondiali di calcio in Brasile, che quattro anni fa sono stati vissuti qui in Sudafrica come un evento molto coinvolgente e bello. Del resto assieme al rugby e al cricket (giuro, devo ancora capire come funziona!...) è uno sport molto praticato, specie dai ragazzini delle periferie. In fondo basta un pallone e qualcosa messo a terra a far le porte delle squadre per trasformare un fazzoletto di terra arida in un campo dove si giocano sfide indimenticabili.

Ma c'è idealmente un altro legame tra la vecchia e la nuova edizione dei Mondiali, tra il Sudafrica e il Brasile, terre così lontane e diverse eppure dal fascino comune. Abbiamo visto nella cerimonia di apertura, oltre ovviamente ai colori e allo splendore della natura brasiliana, l'arte marziale delle Capoeira. Uno splendido connubio tra sport e danza, tra forza ed eleganza, tra movimenti forti e aggressivi e la delicatezza delle figure in cui mai i contendenti si sfiorano, tra ritmi caraibici e il suono da incantesimo del Berimbau che scandisce la lotta.

Ebbene anche qua in Sudafrica a Cape Town, diversi ragazzi amano praticare sul lungo mare di SeaPoint la Capoeira, per il divertimento e la curiosità dei tanti passanti e turisti. Tra questi giovani anche alcuni dei "miei" ragazzi più grandi di Lawrence House, danno sfoggio di volteggi e movenze feline che ho immortalanti in questi scatti e montato in questo filmato.