arrivo a pechino

Ed eccoci all’ultimo tratto di Transiberiana. Innanzitutto vedrete nelle immagini della ripartenza, con il treno che parte verso il confine cinese ci mostra ancora scorci suggestivi di questa terra immensa e accogliente, coi colori caldi del deserto mongolo. La pausa al confine tra i due stati, tra Zamyn-Ùùd e Erenhot ha una ragione tecnica particolare. Questa infatti non è la solita sosta, in cui prendere una boccata d’aria o approfittare per un rifornimento di cibo o acqua,  utile anche a spezzare il ritmo monotono del movimento: il treno passa dallo scartamento largo russo e mongolo (1,52 m) a quello più stretto – o ordinario –  cinese (1,435). Ci vogliono quattro ore per sostituire i carrelli delle carrozze, che vedete nelle prime foto, e poter ripartire sulla nuova tratta e compiere gli 852 km che mancano per arrivare a Beijing.

Già, Pechino. Ci attende con la sua Stazione ferroviaria enorme, dove oltre al nostro treno ne arrivano di ben più veloci (potete ammirare la silhouette bianca un po’ spaziale del CRH2C delle China Railways). Tra sottovasi e un fiume di persone che si muove in tutte le direzioni, sbuchiamo nella piazza della Beijing Huochezhàn, la principale stazione ferroviaria di Pechino, a sud-est del centrocittà, anche se non la più grande (la superano Pechino ovest e Pechino sud). Fu inaugurata nel 1959, dopo soli 9 mesi di lavoro, impiegando fino a due milioni di lavoratori edili e spendendo una cifra di quasi 50 milioni di yuan; si avvalsero di esperti ingegneri sovietici per costruire questo enorme complesso di 250.000 mq, di 40.000 occupati dalla grande piazza antistante. L’edificio, unisce il classico stile socialista alla tradizionale architettura e decorazione cinese, fatta di cornicioni dorati e grandi campanili. L’impatto visivo con la costruzione e con la gente che frequenta la stazione dà subito l’idea della vastità di questo paese.

Ora, un viaggio in taxi fino all’ostello dove abbiamo prenotato, lo Heyuan International Youth Hostel, non senza aver pattuito per bene il prezzo della corsa prima della partenza. Lo avevamo letto ovunque tra guide, blog di viaggiatori e altri siti e lo abbiamo sperimentato sin da subito: la truffa è all’ordine del giorno, specie per il turista occidentale, e quindi serve molta attenzione, prudenza (anzi diffidenza!) e pazienza nel seguire alcune regole fondamentali. Per nessuno di noi è la prima esperienza di viaggio e anche in contesti non semplici, ma proprio questa presunta esperienza può creare per supponenza e superficialità molti problemi. La prova taxi va bene comunque e quindi possiamo andare a cercare l’ubicazione esatta dell’ostello. Le semplici indicazioni sul sito recitano: Dalla stazione dei Bus, prendi il No22, 38, 47, 331, 826 o 939 e appena uscito da XiaoXiTian, vai verso WenHuiYuanLu, subito dopo il China Film Art Research Center, gira a destra e vedrai il cartello rosso per ZhiQiangYuanXiaoQu. Il nostro Ostello è avanti a sinistra.

Ok, andiamo di intuito evitando di farci accompagnare da alcuno e, voilà ecco il rosso acceso del portone dell’Heyuan. La camera è calda ma per il momento non ci interessa. C’è da ristorarsi un attimo prima di lanciarci alla conquista di Pechino con il nostro primo viaggio di perlustrazione. Quello che realizzeremo meglio solo verso la fine è la fortuna di avere scelto questo posto perché non si trova in una zona di molte strutture turistiche, bensì immerso in un vero e proprio quartiere cinese, quindi quando la sera usciamo troviamo tutto molto “local”, dai venditori ambulanti di cianfrusaglie ai tanti che cucinano e servono in strada le loro specialità fritte.

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Sistemate un po’ di cose, via con il programma. Approfittiamo della metropolitana cinese, enorme e ben funzionante – grazie anche agli ingenti investimenti fatti in occasione delle Olimpiadi del 2008. L’unico problema è ricordare il nome delle fermate o meglio, non confonderlo in quella marea di ju, wan, zu, hai ect che formano i nomi delle stazioni. Presa un po’ di confidenza, ci facciamo trasportare nella prima meta, non certo una delle più tradizionali (alle mete classiche abbiamo deciso di riservare il giorno seguente).

Raggiungiamo allora la sede della CCT, il canale  televisivo nazionale cinese, inaugurata nel maggio del 2012: una costruzione avveniristica e originale, progettata da architetti olandesi, in cui due alte torri a L rovesciata si agganciano nel vuoto. Un azzardo progettistico non indifferente che offre un senso di sospensione e lascia molti stupiti. Qualcuno l’ha ribattezzato l’elefante (vedendone con molta fantasia le sembianze) e qualcun altro poco elegantemente “i mutandoni”… In ogni caso uno dei segni di modernità e investimento della Cina di oggi. Peccato davvero che si stagli su un cielo grigio, che soffoca perennemente con il suo smog l’intera città.

Poi un giretto serale per vedere l’ingresso della Città Proibita a Piazza Tienanmen, che con la sua luce e i colori della sera sembra una grande lanterna cinese. Salutiamo il ritratto di Mao, dandoci appuntamento per l’indomani.

Ed eccoli allora, alla luce del sole, quelli che furono (e ancora sono) i centri del potere politico e non solo della Cina, da quando in quel 1949 Mao Zedong si affacciò alla finestra che dà sulla celebre Piazza Tienanmen per proclamare la Repubblica Popolare e completare così la grande Rivoluzione socialista che prese il posto lasciato vuoto dal declino delle grandi dinastie imperiali.  Sorta con Mao dall’ideologia pura della lotta di classe – ma sottosviluppata nell’economia e nel progresso tecnologico – la Cina fu poi portata da un altro suo leader storico Deng Xiao Ping verso una forma di nuovo Impero economico e scientifico, mascherata da Stato socialista. Così gettò le basi per quella che ora è tornata a essere una superpotenza mondiale. In questa stessa Piazza purtroppo ricordiamo anche la tragica repressione della rivolta studentesca nel 1989 e quella della famosa foto che immortala un giovane sconosciuto che ferma la fila dei carri armati. Beh, di tutto questo non aspettatevi di trovare ovviamente alcuna traccia visitando questa spaziosa spianata al centro di Pechino. Al massimo qualche bimbo cinese da fotografare (anche perché i genitori apprezzano moltissimo che si facciano foto ai loro figli…) e qualche signorina o altro furfante che proverà a invitarvi a bere qualcosa con lui, lasciandovi poi (d’accordo con i proprietari) un conto salatissimo da pagare. Altra truffa sventata.

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