dalla A alla Z

Questa gallery di immagini pesca qua e là nella memoria diversi momenti e curiosità del viaggio.
Spero vi divertiate a sfogliarla così come mi sono divertito io a mettere insieme capolavori di arte, paesaggi spettacolari e dettagli apparentemente insignificanti, tutto in rigoroso ordine alfabetico (europeo occidentale, ovviamente!) dalla A alla Z.
Qui tramonto sul fiume Ob' arrivando a Novosibirsk.

la transiberiana
dalla      alla
A
Z

Arbat è da sempre la via più frequentata nel cuore della metropoli russa, da quando era zona residenziale e commerciale abitata da nobili, passando per gli anni del regime sovietico in cui vi si insediò molto dell'establishment comunista, fino ai giorni nostri in cui ha preso la fisionomia di Via degli Artisti, meta  di turisti in cerca di performances di strada, delle statue che la arricchiscono o dell'Hard Rock Cafè.

arbat
A

Il boršč è una tradizionale zuppa russa (anzi - mi correggerebbe subito il mio amico Andrea - ucraina!), solitamente fatta con barbabietole, cavoli, fagioli e carne. I russi, così come tutti i popoli slavi e dell'est, amano molto le zuppe e le propongono in tante varianti. E' molto saporita e va ottimamente accompagnata al kwass, la birra ottenuta dal pane nero, a basso tasso alcolico.  

boršč
B

CCT, il canale  televisivo nazionale cinese ha inaugurato la sua nuova Sede nel maggio del 2012. Una costruzione avveniristica e originale, progettata da architetti olandesi, in cui due alte torri a L rovesciata si agganciano nel vuoto. Un azzardo progettistico non indifferente che offre un senso di sospensione e lascia molti stupiti. Qualcuno l'ha ribattezzato l'elefante (vedendone con molta fantasia le sembianze) e qualcun altro poco elegantemente "i mutandoni"... In ogni caso uno dei segni di modernità e investimento della Cina di oggi. Peccato quel cielo grigio che è perennemente soffocato dallo smog.

chinese
central
tv
C

Dong hua men è il mercato del cibo più strano e conosciuto di Pechino e con le sue colorate bancarelle riempie la via frequentata da turisti ma anche da molti locali per mangiare le specialità servite a partire dal pomeriggio. E non è un caso se la guida Lonely planet lo definisce "a veritable food zoo" dato che potrete trovarci davvero di tutto, accanto a qualche animale  più tradizionale, dolci e noodles  non mancheranno - come potete ben vedere - stelle marine, serpenti, ragni, scorpioni, cavallucci marini, bachi da seta, millepiedi, squalo e chi più ne ha più ne metta. Tutto rigorosamente preparato al momento, fritto per voi sotto i vostri occhi (divertiti e/o allucinati): ora non resta che aprire la bocca e assaggiare il tutto! (vero, Matteo?!...)

donghuamen
D

L'Epifania (=manifestazione di Cristo) è la festa liturgica che nella tradizione ortodossa corrisponde al nostro Natale ed è molto sentita. La Cattedrale dell'Epifania di Irkutsk, capitale della Siberia, pur recente, è un bell'esempio architettonico e artistico e soprattutto è ancora un luogo in cui trovare silenzio e incontrare il mistero di Dio. Quando siamo entrati stavano celebrando questo matrimonio ortodosso, che nella loro tradizione, prevede il momento dell'incoronazione degli sposi.

epifania
E

O sarebbe meglio dire fusi orari perché sono ben 5 quelli che si attraversano  per arrivare da Mosca, lungo tutto la Russia, fino alla Siberia e poi scendere in Mongolia e Cina. In verità una delle grandi comodità del treno è proprio questa: pur essendo abbastanza veloce, ti permette di fare grandi spostamenti ammortizzando senza troppe difficoltà i cambi di fuso orario che si susseguono (ci vogliono cinque giorni per arrivare a Irkutsk). Una curiosità, che è però all'inizio del viaggio una indispensabile cognizione, è che proprio per la particolare ampiezza del suo territorio e il susseguirsi di tanti fusi diversi, l'orario dei treni sui biglietti e sui tabelloni delle stazioni  per convenzione è sempre quello di Mosca! Quindi, anche dopo vari giorni e fusi occorre tenere un orologio con l'ora della capitale o allenare la mente a fare il calcolo necessario. 

fuso orario
F

Eccolo, dove inizia a espandersi, in un continuo processo di desertificazione, facendo di colpo dimenticare - in un forte contrasto - il verde brillante delle sterminate pianure mongole: il Gobi inizia qui i suoi 1.3 milioni di metri quadri di sabbia, con pochi arbusti e ancor meno animali. E' un deserto freddo creato e alimentato dall'ombra e dalla barriera formata dalla catena dell'Himalaya, che gli impedisce l'arrivo di piogge pur potendo trovarvi a volte sia brina che neve causati dai venti provenienti dalle steppe siberiane. Condizioni molto particolari che da un lato fanno la felicità di ricercatori e paleontologi (vi si trovano dinosauri e affini di epoche antichissime ancora in ottime condizioni) dall'altro rendono questo altipiano un posto difficile da vivere all'uomo d'oggi, fatta eccezione per poche tribù mongole nomadi insediatesi molto tempo fa.

gobi desert
G

Da sempre una delle regole conosciuta dai bravi viaggiatori, che si addentrano per la prima volta in una grande città, è memorizzare bene le strade e soprattutto quando si prendono mezzi pubblici il nome della stazione di partenza. Ecco, noi fortunelli prendiamo la grande metro di Pechino proprio a Haidianhuangzhuang! E come se non bastasse ci saranno altre decine di fermate che hanno dentro i nomi huang, zhuang, hai... in un turbinio di consonanti pari quasi agli undici milioni di passeggeri che la prendono ogni giorno. Quasi quasi conviene memorizzare l'ideogramma! 

haidianhuangzhuang
H

Ben prima che Bill Gates inondasse il mondo e gli schermi di icone, questo nome è da sempre nella tradizione spirituale e artistica ortodossa sinonimo di mistero e sacralità. L'icona, letteralmente in greco "immagine", non è solo una rappresentazione di un soggetto biblico o religioso, una decorazione di edifici sacri o un oggetto d'arte ma un tramite tra l'uomo e Dio che, nella fede entrano in contatto dando forma e colore alle storie della salvezza. Gli ortodossi dicono che l'icona, appesa nelle case, è la finestra da cui Dio veglia quella famiglia e allo stesso tempo lo squarcio sul mistero attraverso cui l'uomo impara a guardare oltre. La troverete all'ingresso di ogni basilica o chiesa ortodossa su una specie di piedistallo o leggio, come una "parola visibile" offerta al credente e vedrete le persone che con devozione si chinano a baciarla per venerarla. Alla Galleria Tret'jakov potete ammirarne di bellissime e molto preziose, specie quelle scritte dal maestro Andrej Rublev.

icone
I

Non si può venire in Mongolia e non passare almeno una notte in una jurta o yurta o gher (in mongolo), la tradizionale tenda-abitazione delle popolazioni locali. Nonostante l'avanzare della "modernità" e del consumismo stia prendendo piede anche qui, sono ancora numerosissime le persone che preferiscono, specie ovviamente fuori dalla grande capitale, vivere ancora in questa semplice struttura, facilmente smontabile e trasportabile come nella consuetudine nomade dei mongoli (ma anche di altre popolazioni asiatiche come gli uzbeki e i kazaki). E' elegante, colorata nei suoi tappeti che ricoprono la struttura in legno, offre un buon riparo e isolamento ed è anche spaziosa al suo interno. La disposizione dei posti, il modo di entrare, alcune regole su dove mettersi e cosa dire o al contrario su cosa non fare assolutamente seguono una antica tradizione e fanno parte del costume e della ospitalità mongola. Potrete così sedervi alle porte della vostra jurta, sorseggiando dell'airag, il latte di giumenta fermentato tipico del posto.

jurta
J

Kharkhorin o Karakoram (dal nome dagli omonimi monti, fra il Himālaya e il K'uen-lun occidentale) divenne la capitale dell'impero mongolo sotto Gengis Khan, centro propulsore di un territorio che assunse dimensioni inimmaginabili per l'epoca. Le poche rovine rimaste dell'antica fortezza, accanto al monastero di Erdene Zuu testimoniano il suo declino e la scomparsa della Mongolia dalla scena geopolitica a vantaggio della Cina e di altre forze. Ma entrare nella fortezza dopo aver letto le gesta eroiche di Temugin, che seppe riunire le diverse tribù mongole per la prima volta in un'unica grande coalizione, sfruttando le loro abilità di guerrieri e cavalieri, fa ancora venire i brividi. Il tutto sperso o quasi dimenticato in mezzo alle steppe occidentali, lontani 7 ore di fuoristrada dall'odierna capitale mongola. All'epoca Gengis Khan riuscì come e più di ogni altro precedente condottiero della storia a sottomettere terre e popoli: a differenza però di altri come Alessandro Magno o Cesare, egli non portò guerra per sete di potere o prestigio personale ma per la necessità pratica di trovare nuove terre - e quindi nuovi pascoli - per le sue tribù nomadi.

kharkhorin
K

Se dite a un russo "Vado a Listvyanka" vi risponderà (dialogo fittizio, dato che riuscivo a malapena a dire il mio nome, da dove venivo e "grazie", figurati se capivo cosa mi rispondevano...) "Ah, vai al mare!". Un po' come da noi dire "vado a Rimini". Da sempre questa località è meta del turismo balneare dei russi e anzi nel mese d'agosto è molto probabile che qualcuno dei vostri vicini di scompartimento sia diretto proprio qui per qualche giorno di relax. Non facciamo i puntigliosi, dicendo che il Baykal è un lago e non un mare. Piuttosto c'è da meravigliarsi e sorridere (!) vedendo che non ci sono strutture ricettive turistiche o alberghiere (pochissime, oltre all'ostello dove eravamo noi) e che in questo lago....non si può fare il bagno! Eh già, perché la temperatura del lago, che d'inverno forma una spessa lastra di ghiaccio (anche fino a 150cm così che per circa 70 giorni l'anno la superficie può essere percorsa anche da veicoli di 15 tonnellate di peso...siamo in Siberia sì o no?!) sale al massimo attorno ai 12 gradi d'estate, qualcosa di più vicino alla costa. Buon bagno allora ai temerari (solo russi ben collaudati però) che lo fanno lo stesso. 

listvyanka
L

La grande Metropolitana Lenin di Mosca è quasi una città sotto la città, con le sue lunghe linee che raggiungono tutti i punti più importanti e il fiume di uomini e donne che salgono e scendono dai vagoni. Essa ha però anche un pregio non indifferente di cui i russi vanno fieri: è decisamente molto bella, finemente decorata e ben tenuta. Tutto cominciò con le decorazioni iniziali, un po' sfarzose, fatte di stucchi, marmi e lampadari, per festeggiare la Rivoluzione di Ottobre; poi man mano si aggiunsero nuove e più moderne decorazioni. Una storia a parte merita la linea Lyublinsko-Dmitrovskaya che annovera gli ultimi gioielli di questa collezione, cioè la fermata DostoyevskayaMaryina Roshcha. In particolare quella dedicata al grande scrittore russo ha fatto molto parlare di sé perché rappresenta con intarsi in marmo nero e grigio alcune scene dei suoi romanzi - in particolare il suo capolavoro Delitto e castigo - abbastanza crude, con omicidi e violenze; sono state considerate troppo cupe e addirittura incitanti alla depressione e al suicidio e questo ha protratto la fine dei lavori e la tanta attesa inaugurazione. In verità, sebbene lo stile sia essenziale e monocromatico non sembra poi così macabro e risulta un interessante omaggio al genio e alla profonda spiritualità di Dostoyevsky. 

moskovskij
metropoliten
M

Nauški sarebbe un insignificante villaggio nella steppa russa siberiana, se non si trovasse proprio al confine con la Mongolia e sulla traiettoria della Transiberiana. Questo ne fa l'ultima stazione russa e una tappa obbligata, per il controllo di passaporti e visti. Una delle imprese più estenuanti e una corsa contro il tempo prima della partenza è proprio ottenere i tre visti per Russia, Mongolia e Cina nei tempi giusti, mentre una delle operazioni più noiose è quello di farseli controllare e timbrare, con l'incertezza di non capire bene come funzioni e l'impossibilità di scambiare una sola parola con i funzionari di qualunque frontiera. E non c'è da scherzare qua (ricordiamoci che siamo in stati dove il controllo è molto alto, forse solo nella Mongolia di questi ultimi anni la situazione sembra più tranquilla). La riprova l'abbiamo avuta, quando siamo stati fatti scendere tutti dal treno (perché ci chiedevamo? non possono controllare i passaporti qui?). Il treno prima del nostro trasportava prigionieri, legati con catene (roba da film anni '50)  e scortati dai poliziotti e cani da guardia da un convoglio a un altro. Ok, in fondo perché lamentarsi per un'oretta di aria supplementare sulla banchina fuori dal treno?...

nauški
N

Non  mi dite che non conoscete questo pesce, parente (lontanuccio) dei salmonidi! Da sempre a suo agio nelle gelide acque del Baykal, l'omul è pescato e preparato in vari modi, anche crudo - così come lo abbiamo assaggiato in un locale del posto - pur essendo una carne non troppo  raffinata e piuttosto grassa. Ma come non provarlo una volta giunti a queste sponde e soprattutto dopo aver letto il bellissimo libro di Sylvain Tesson (Nelle foreste siberiane, Sellerio) che lo cita a ogni piè sospinto?! (grazie a Matteo per la ricca bibliografia pre-viaggio!)

omul
O

Lo Yiheyuan o Palazzo d'estate era la residenza estiva dell'imperatore cinese, che lo fece costruire nel 1750 in pieno stile dell'epoca, arricchendolo dell'ampio giardino (Yiheyuan come fu ribattezzato nel 1888 dopo essere stato ricostruito una prima volta in seguito alla guerra anglofrancese, vuol dire proprio "giardino dell'armonia che salva") e del lago - dove ora vanno le barche dei turisti - che fu scavato allargando lo stagno preesistente. Belle le costruzioni e l'insieme e accattivante la visuale dall'alto che offre il Palazzo. Si capisce come mai l'imperatrice vedova Cixi (che resse in pratica l'Impero per molti anni al posto del figlio prima e del nipote poi quando erano ancora bambini) lo amasse particolarmente e lo frequentasse spesso. Donna conosciuta per il suo carattere forte e il temperamento autoritario, non esitò a usare una ingente somma di argento dello Stato destinata alla flotta dell'esercito per ampliare e decorare il Palazzo. Ah, le imperatrici...

palazzo d'estate
P

Qing (o Manciù, 1644-1912) e Ming (1368-1644) sono le due grandi dinastie che hanno reso la Cina una potenza dal punto di vista politico, militare, culturale, artistico, scientifico e letterario: a loro dobbiamo tutte le meravigliose costruzioni, i Templi, la Muraglia, le ceramiche e le opere artistiche, la letteratura. Purtroppo non seppero reggere l'urto della modernità e operare una trasformazione interna, così che nello scontro con la civiltà occidentale (iniziato con la guerra dell'oppio, che con seta e tè era la principale esportazione dell'impero) la Cina uscì ridimensionata e isolata, a causa della sua arretratezza tecnologica in campo militare e del pesante apparato burocratico. Non so se catalogarli tra le sorprendenti vette della cultura cinese oppure tra i più eclatanti segni del suo decadimento, ma questi ghiaccioli ai piselli (Wāndòu bīng zhù) che vendono ovunque per le stradine della Città Proibita meritavano una foto. Disponibili anche al gusto fagioli e al mais.

qing e ming
Q

Le soste hanno una funzione essenziale in un lungo viaggio come questo, non solo perché scandiscono il tempo, sanciscono nuovi arrivi e nuove tappe, spezzano il ritmo monotono del movimento ma anche perché danno modo di rifiatare agli uomini e alle macchine. Una sosta del tutto particolare e necessaria è quella a Erenhot, al confine tra Mongolia e Cina, dove il treno passa dallo scartamento largo russo (1,52 m) a quello più stretto cinese (1,435). Ci vogliono quattro ore per sostituire i carrelli delle carrozze e poter ripartire sulla nuova tratta e compiere gli 852 km che mancano per arrivare a Beijing.

rotaie
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Uno dei compagni di viaggio più apprezzato: silenzioso, caloroso, sempre disponibile, il nostro samovar ci ha tenuto compagnia per tutto il viaggio. Pazienza se non ha i lineamenti e i colori dei bei pezzi in ceramica da collezione che fanno bella mostra su tutte le tavole russe e assomiglia piuttosto a una caldaia in miniatura (o meglio, lo è!): ha sempre fatto in modo eccellente e pratico il suo lavoro, dispensando molta acqua bollente per caffè, the e (ahimè) zuppe liofilizzate che ci hanno tenuto compagnia durante il viaggio. Diventa anche un simpatico luogo di ritrovo, dove facendo la fila per servirsene si può scambiare qualche parola o almeno un sorriso o uno sguardo amichevole prima di tornare alla propria carrozza e sistemarsi comodamente (è il caso di dirlo: i russi quando entrano si tolgono le scarpe e si sdraiano beati sul sedile!) al proprio posto.

samovar
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Tra le cose belle da non perdere a Ulan Bator c'è il Mongolian Ensemble, un misto tra performances circensi, balletto tradizionale, canto e arti figurative. Già il piccolo teatro in cui ci si accomoda è piacevolmente piccolo, al punto giusto da godersi da vicino cantanti e musicisti, ballerini e maschere tradizionali in una armonia tutta orientale di colori e suoni raffinati. Una delle parti più suggestive è il tradizionale Tuvan throat singing ("canto di gola" letteralmente in inglese, xöömej in lingua tuvana) in cui il cantante si esibisce in una modulazione della voce che può andare da toni bassissimi fino ad altri molto alti; è ottenuto solo tramite la laringe (la lingua rimane a riposo), stretta per amplificare gli armonici, modulando le vocali. Probabilmente quando vi chiedono qualcosa di mattino prestissimo e la vostra risposta sembra arrivare dall'oltretomba potete ottenere lo stesso effetto, senza però che si possa definire propriamente un canto!

tuvan throat singing
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Ulaan Baatar o Ulan Bator, come meglio la conosciamo, è la capitale della Mongolia e da sola coi suoi 1.3 milioni di mongoli  ospita quasi il quaranta per cento dell'intera popolazione di questa enorme nazione (più di 1.500.000 km2, vale a dire cinque volte l'Italia). La città è molto piacevole e facile da girare anche a piedi e offre più cose interessanti da vedere di quel che si possa pensare. E' ovviamente anche il punto di partenza per escursioni all'interno, dalle sterminate pianure verdi dove troverete più cavalli che esseri umani al fascino del deserto del Gobi. E' anche il suo centro spirituale, ospitando i Templi buddisti più imponenti e belli. Tra una passeggiata e l'altra potete riposare i vostri piedini sostando presso i piedi del Buddha, raffigurati qui secondo la tradizione con dita lunghe e talloni sporgenti, molto venerati dai fedeli che solitamente li ricoprono di fiori e li incensano.

ulaan baatar
U

Oramai è diventato una vera e propria moda il vintage: rilanciare oggetti, abiti, forme, colori che hanno fatto epoca ed erano contemporanei (negli anni '60,'70,'80), riproponendoli con un sapore di nostalgia e leggerezza. In verità dietro ci stanno sempre abili campagne pubblicitarie e un sistema di marketing che punta più al riciclo che all'innovazione. Qui no: a Mosca, in Russia ma nel mondo dell'est ex-sovietico in generale il vintage è originale. Tutto sembra vecchio: le cose, le auto, i palazzi, le persone, gli abiti. Persino le cose nuove, appena ideate o costruite sembrano già avere un sapore vintage, anche la modernità. 

vintage
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Eccola nella sua bellezza e imponenza, la Grande Muraglia: Wànlǐ Chángchéng è il nome antico, cioè Grande muraglia lunga 1000 "li", antica misura di lunghezza cinese (circa 5000 km), tanto da essere un vero e proprio proverbio cinese. Recenti studi del 2009 hanno stabilito, dopo due anni di misurazioni con potenti strumenti a infrarossi, che la lunghezza esatta di questa grande fortificazione - iniziata nel III secolo a.C ma costruita o restaurata per lo più sotto la dinastia Ming (1368-1644) sarebbe di ben 8,851.8 km, molto più quindi delle stime precedenti. Sicuramente per quanto lunghissima, non corrisponde a alla bufala assai diffusa per cui sarebbe l'unica opera umana visibile dalla Luna o dallo spazio (ahi ahi qui mi casca anche il Trivial): se per spazio intendiamo già qualche decina di km allora sono molte le opere visibili, se invece ci allontaniamo la sua larghezza è irrisoria perché la si possa distinguere, infine dalla Luna non si distingue alcunché della Terra. Molto meglio ammirarla dalla Terra, magari avvicinandosi per diversi km in bicicletta come abbiamo fatto noi per poi percorrerne un lungo tratto a piedi tra i bastioni. Visuali stupende, pochi turisti - se vi fate portare nei posti giusti - e soprattutto cielo azzurro e aria pura di cui avevamo perso traccia in città!

Wànlǐ Chángchéng
w

Deng Xiaoping iniziò la sua esperienza politica proprio negli anni della Rivoluzione di Mao Zedong, di cui fu sotto un certo verso il continuatore e al tempo stesso il demolitore perché traghettò la Cina sorta dall'ideologia pura della lotta di classe - ma sottosviluppata nell'economia e nel progresso tecnologico - verso una forma di nuovo Impero economico e scientifico, mascherata da Stato socialista, tornato oggi superpotenza mondiale. Spietato e durissimo, assistette nel 1949 dalla finestra che dà sulla celebre Piazza Tienanmen alla proclamazione della Repubblica Popolare da parte di Mao, Da qui purtroppo, pur non ricoprendo più cariche pubbliche all'epoca, diede il via anche alla tragica repressione della rivolta studentesca nel 1989, quella della famosa foto che immortala un giovane sconosciuto che ferma la fila dei carri armati. Beh, di tutto questo non troverete ovviamente alcuna traccia visitando questa spaziosa spianata al centro di Pechino.

xiaoping
X

Se facessimo un bel Monopoli sulla piantina di Mosca, intanto dovremmo aggiungere un po' di stazioni: non più 4 ma 9. Una a sud, due a nord, due a ovest e ben quattro a est! Una di esse è proprio la stazione Yaroslavskaya, la più grande e la più frequentata, proprio perché da essa partono tutti i principali treni verso l'est russo e quindi ovviamente anche la Transiberiana. Si raggiunge facilmente tramite la metropolitana, scendendo alla fermata di piazza Komsomolskaya e prende il nome dalla prima grande città che si trova sulla sua direttrice, Yaroslavl a 248 km da Mosca. Una volta giunti sui binari si potrà notare una curiosa varietà di treni, sia perché i treni russi sono abbastanza diversi a seconda della loro percorrenza, sia perché arrivano qui anche quelli che partono dalla Cina, tutti riconoscibili facilmente dai colori e dalle scritte (in cirillico o in ideogrammi). Da qui è partita la nostra avventura, di stazione in stazione...senza più passare per il via!

yaroslavskaya
Y

E' davvero enorme e splendida da visitare la Città Proibita (letteralmente zǐ  viola, purpurea jìn  proibire e  chéng  city), un Palazzo reale che è una vera e propria città, con i suoi 890 edifici e le sue quasi 9000 stanze, antichissima e ben conservata pensando che la struttura è tutta in legno. Qui, dall'inizio del 1400, le dinastie degli imperatori cinesi hanno per secoli vissuto, banchettato, svolto sontuose cerimonie, dettato leggi e regolamenti, guidato la vita politica e militare dell'Impero. Artisticamente propone quello che poi è diventato lo stile cinese conosciuto in tutto il mondo e diffuso nel resto del continente asiatico. Tutto lo sfarzo, ma anche la ricchezza culturale e spirituale che ha alimentato questi edifici per secoli finì però quando la potenza cinese entrò nella sua fase di decadenza  così quando le truppe britanniche entrarono a Pechino nel 1912, la Città Proibita cessò di essere il centro del potere cinese e fu trasformato dalla neonata Repubblica cinese in un Museo. L'imperatore (più nominale che reale perché era piccolissimo) Pu Yi dovette abdicare, anche se gli fu concesso di continuare a abitarvi. Le sue tormentate vicissitudini (il tentativo di restaurazione della monarchia e la successiva manovra dei giapponesi per farlo ancora imperatore) furono immortalate da Bernardo Bertolucci nel suo capolavoro "L'ultimo imperatore", il primo film a cui il governo comunista cinese permise di entrare nella Città proibita per realizzare le riprese.

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Z