meraviglie delle antiche dinastie

Come scrivevo ancora all’inizio di questo Diario, esso non è né una fedele cronologia né una guida esauriente. Qui ho scelto di raggruppare le foto dei palazzi che testimoniano lo splendore delle dinastie dell’Impero cinese, i Qing e i Ming che fino a inizio novecento governarono questo immenso paese, che era all’avanguardia della cultura e dell’arte, delle scienze e della politica ma che non seppe rinnovarsi e adeguarsi ai grandi cambiamenti delle epoche e finì vittima di se stesso, delle sue ambizioni e del suo isolamento quando le grandi potenze coloniali occidentali si affacciarono all’Oriente per tutelare i loro interessi militari e economici. Così quando le truppe britanniche entrarono a Pechino nel 1912, il grande Impero cinese conobbe la sua fine e la Città Proibita cessò di essere il centro del potere per essere trasformato dalla neonata Repubblica cinese in un Museo. L’imperatore Pu Yi, più nominale che reale perché era piccolissimo, dovette abdicare e gli fu concesso di continuare a abitarvi anche se poi tentò senza molta fortuna, spinto dai giapponesi, di restaurare il potere imperiale (ricordate il capolavoro di Bernardo Bertolucci “L’ultimo imperatore”? Fu il primo film a cui il governo comunista cinese permise di entrare nella Città proibita per realizzare delle riprese cinematografiche).

La Città Proibita (letteralmente zǐ  viola, purpurea jìn  proibire e  chéng  city), Palazzo reale delle dinastie cinesi, è una vera e propria città, con i suoi 890 edifici e le sue quasi 9000 stanze, antichissima e ben conservata pensando che la struttura è tutta in legno. Qui, dall’inizio del 1400, le dinastie degli imperatori cinesi hanno per secoli vissuto, banchettato, svolto sontuose cerimonie, dettato leggi e regolamenti, guidato la vita politica e militare dell’Impero. Artisticamente propone quello che poi è diventato lo stile cinese conosciuto in tutto il mondo e diffuso nel resto del continente asiatico. Forse, a lungo, potranno sembrare un po’ ripetitive le forme dello stile imperiale, i dragoni che si inseguono sui tetti spioventi, le strutture in legno imponenti e massicce, i colori – rosso, verde smeraldo, blu cobalto, giallo e oro – che rivestono ogni angolo: però vi assicuro il loro effetto dal vivo sulla vastità degli edifici che si rincorrono in queste tenute sono veramente incantevoli. Tra questi scorci ogni tanto il volto di qualche cinese e un’immagine dei meravigliosi ghiaccioli ai piselli, ma disponibili anche al gusto fagioli e al mais, prelibatezza che vendono ovunque per le stradine della Città Proibita…

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Lo Yiheyuan o Palazzo d’estate era la residenza estiva dell’imperatore cinese, che lo fece costruire nel 1750 in pieno stile dell’epoca, arricchendolo dell’ampio giardino (Yiheyuan come fu ribattezzato nel 1888 dopo essere stato ricostruito una prima volta in seguito alla guerra anglofrancese, vuol dire proprio “giardino dell’armonia che salva”) e del lago – dove ora vanno le barche dei turisti – che fu scavato allargando lo stagno preesistente. Belle le costruzioni e l’insieme e accattivante la visuale dall’alto che offre il Palazzo.

Ma se fu così ben conservato e anzi ampliato e migliorato nonostante la situazione precaria della dinastia e il pericolo dell’imminente sconfitta per mano degli eserciti occidentali che minacciavano l’Impero, si deve a una donna. L’imperatrice vedova Cixi fu un personaggio di spicco della Cina di fine ottocento e in pratica resse l’Impero per molti anni prima facendo le veci del figlio poi del nipote, essendo questi ancora bambini. Ella amava e frequentava spesso questo incantevole complesso e, forte sia del potere effettivo nelle sue mani che del suo ben noto carattere forte e temperamento autoritario, non esitò a utilizzare una ingente somma di argento del tesoro di Stato (quasi mille tonnellate d’argento!) destinata a fortificare l’ormai arretrata flotta dell’esercito per ampliare e decorare il Palazzo. Così Cixi ebbe il suo Palazzo ancor più bello e ampio ma pochi anni dopo perse tutto, travolta dalla fine della dinastia imperiale.

Gli storici e esperti di politica la biasimeranno, chi invece come noi può ancora oggi godere delle bellezze di questi luoghi ringrazierà la sua egoistica testardaggine. Incantevole infatti poter passeggiare sul lago Kunming sul ponte dei 17 archi o con la nave del sollievo e della purezza, farsi uno scatto accanto alla statua in bronzo di Guilin (bestia della tradizione cinese di buon augurio, un po’ dragone un po’ chimera con le corna ), o salire fino alla Torre dell’incenso sulla Collina della longevità per godere della visuale dall’alto.

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Ecco infine altri due splendidi e conosciuti edifici: lo Yonge Gong (monastero buddista) e il Tempio del Cielo.

L’imperatore Kangxi, tradizionalmente legato nella sua famiglia al buddismo tibetano, fece costruire lo Yonghe Gong nel 1694 e ancora oggi è abitato da monaci tibetani. L’edificio mescola con buon risultato la tradizione tibetana e quella mongola e cinese: nel convento che si trova nell’ultimo cortile si può ammirare la statua lignea di Maitreya, diciotto metri di legno di sandalo interrato per altri otto metri. Una scultura di Buddha che predica assieme ai suoi discepoli è custodita nella sala orientale. Questo monastero ebbe un ruolo influente nella vita religiosa e non solo di Pechino per molti secoli e oggi continua a essere meta non solo di turisti ma di molti seguaci del buddismo lamaista tibetano.

Il Tempio del Cielo è un vero e proprio gioiello artistico, culturale e paesaggistico. Qui si recava ogni solstizio d’inverno l’imperatore per adorare il Cielo e ottenere nella preghiera un buon raccolto, essendo ritenuto il suo potere come derivante dal Cielo stesso, per timore che un raccolto inadeguato fosse interpretato come una sua delegittimazione e minacciasse la stabilità del regno. La cerimonia confuciana del sacro raccolto si combinava con il culto degli antenati per rafforzare l’immagine dell’imperatore come buon padre dei suoi sudditi e di conseguenza il suo potere. Il complesso dell’edificio rispecchia le leggi cosmiche della tradizione orientale: le lastre che formano l’Altare Circolare sono in multipli di nove, numero della perfezione; nella Sala della Preghiera, delle colonne sono a gruppi di 4 (come le stagioni), altre sono 12 (i mesi), quelle esterne a 2 (come le parti del giorno). Questa sala ha inoltre il pregio tecnico di essere stata costruita praticamente senza uso di chiodi.

Il Tempio è molto bello da ammirare coi colori dell’alba o, come abbiamo fatto noi con quelli del tramonto estivo, ma tutta la giornata il grande Parco che lo circonda è popolato di abitanti che vengono per una passeggiata, passarvi qualche ora di riposo, esercitare il fisico nella corsa o nelle arti marziali, passare il tempo sotto gli eleganti portici verdi dipinti giocando ai dadi o ad altri giochi della tradizione cinese.

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