Il Centro profughi e rifugiati di Maratane sorge alla periferia di Nampula, praticamente la capitale del nord del Mozambico. Il Campo era inizialmente vicino a Maputo, la capitale, che si trova al sud sulla strada per Johannesburg e proprio l’accordo tra questi due stati ha sancito il suo spostamento lontano dalla frontiera per impedire che si riversassero in massa verso il Sudafrica, loro vera destinazione. Il Mozambico non ha attrattive economiche o di vita e la situazione di questa zona lo dimostra bene. Il porto di Nacala è l’unico centro al nord ed è molto attivo, anche per via dei recenti ingenti investimenti cinesi sulla zona però è distante un paio d’ore di strada e il percorso non è sempre agevole.

I Padri Scalabriniani gestiscono qui a Nampula la Parrocchia di S.Francis Xavier e le sue sette cappelle nel mato, perse lungo un sentiero dove si fatica a passare col fuoristrada. In una di queste cappelle, Nanucco, le Piccole Sorelle della carità gestivano anche una piccola scuola, che raccoglieva tutti i bambini della zona. Purtroppo le autorità locali hanno costretto le religiose a lasciare senza provvedere a una organizzazione alternativa; hanno quindi chiesto ai Padri di occuparsene, riservandosi di nominare (e pagare) i maestri, che però – dovrebbero essere 7 – non si presentano se non una o due insegnanti. I bambini, che già devono percorrere chilometri a piedi da soli per arrivare fino alla piccola scuola, sono spesso lasciati a se stessi e comunque la qualità dell’insegnamento e l’impegno richiesto sono davvero meno che minimi. Inoltre lo stesso stabile non è che una costruzione opera in cemento, il poco materiale didattico è conservato in un container a parte.

Nelle immagini potete vedere una tipica giornata di “scuola”: il cammino verso la scuola sulla strada polverosa (le due signore sono le insegnanti, nessuna mamma accompagna i bambini), l’inizio delle attività (dopo la pulizia del cortile e delle aule ad opera dei bambini con le piccole scope di saggina, si canta l’inno mozambicano e ci si avvia in classe), le lezioni (portoghese, che parlano poco e male essendo abituati alla sola lingua locale che è il macua, matematica e geografia), un po’ di gioco (interessante in una slide li si vede giocare a un simpatico gioco coi sassi).

L’immagine sopra rende la drammatica realtà non solo del Mozambico ma di molti altri paesi in Africa e non solo: sulla stessa strada si incrociano questi bambini, due vanno a scuola mentre un altro in direzione opposta sta lavorando per aiutare i propri familiari. Finché i ragazzi non andranno tutti nella stessa direzione sarà difficile scrivere un futuro diverso.

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Qui trovate un articolo che ho scritto sulla scuola in Mozambico e Sudafrica.